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BREL

02/05/2008 16:59 in Intimismi, Musicale
I motivi per cui sono affezionato a Jacques Brel sono svariati: il fatto che mi iniziò mio padre al suo ascolto, l'esordio con una canzone pacifista, il gusto micidiale per la battuta (non è casuale che sia stato l'interprete del film "Il Rompiballe" insieme a Lino Ventura, rifatto dagli americani più di vent'anni dopo).

"Les Bonbons '67" è stata una delle prime canzoni che ascoltai- piuttosto piccolo- sulla prima "fonovaligia" acquistata in casa. Mio padre, entusiasta, cercò di raccontarmi che che nel 1964 Brel aveva fatto una prima versione della canzone, ironica e caricaturale come riusciva ad esserlo interpretata da lui, sulla timidezza e l'indecisione.
La storia era di un innamorato indeciso che- pur con un regalo pronto in mano (i bonbons del titolo) regolarmente si faceva "soffiare" la donna...la versione di tre anni dopo lo vedeva decisamente alterato, apparentemente pronto a tutto, e cominciava col chiedere indietro...i bonbons portati in regalo TRE ANNI PRIMA (nell'altra canzone, insomma).
La canzone conteneva anche una sottile ironia sui tempi ben cambiati, senza spazio per i timidi: siamo appunto alla vigilia del 1968, e Brel- da sempre socialmente polemico- capiva benissimo che doveva accadere qualcosa di importante.

Più avanti ho amato "Amsterdam" (David Bowie ne fece una versione inglese, e tradusse anche altro), "Ne me quitte pas" (uno stato emotivo che prima o poi tocca a tutti attraversare anche in quel modo umiliante), "Au suivant" (cui certo si ispira Edoardo Bennato con "In fila per tre"), "La valse a mille temps" (che Giorgio Gaber, forse il più vicino a Brel in Italia, rifece in "Com'è bella la città").

Jacques Brel proveniva da una ricca famiglia belga, e inizialmente avrebbe dovuto lavorare nell'azienda del padre. Cominciò anche a farlo ma, oltre ad essere essenzialmente indisciplinato, aveva talento e lo sapeva. La leggenda vuole che una sera fosse visto da colleghi in un locale dove- secondo quello che pensavano avrebbe pensato suo padre- si "sdava" in uno spettacolo musicale cantando in modo poco decoroso per la sua posizione e la fama familiare...insomma, fu costretto a decidere di lasciare perdere il lavoro serio.
Lasciò perdere anche la famiglia, Bruxelles, l'intero Belgio e i Fiamminghi in particolare, accento compreso.

Alla fine degli anni '70, malato da anni di cancro, decise dopo una lunga assenza dalla scena, di registrare un disco finale. Un vero dono per chi lo stimava ed era un pò deluso del suo ritiro vagabondando per il mondo con la sua "barca" in compagnia della malattia.

"Jaurès", che ho inserito nel precedente post, apre questo disco. Non è una canzone divertita, è una canzone del Brel più sinceramente impegnato. Del Brel che su certi "difetti" dell'umanità non calcava la mano con l'ironia, ma con la forza della conoscenza storica.

Se cercate nel collegamento che ho lasciato a "You Tube", alla fine potete proseguire lo spettacolo cercando le interpretazioni delle canzoni che ho citato.
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(mi auguro non siano "scie chimiche" quelle che si vedono tra le nuvole...sono preoccupato anche per questa storia, ma non è il tema del post)
Pico.   4 commenti

IL PRIMO MAGGIO CON BREL

02/05/2008 00:12 in Post Politico


Del mio affetto per Brel parlerò un'altra volta. Magari la canzone non è adatta a tutti i gusti, ma "provatela". E' tratta dal suo ultimo album, quello con le nuvole in copertina. La canzone apre il disco, parla in generale degli sfruttati, i primi a fare da "carne da cannone" per la guerra. Ne parla facendo riferimento alla figura di Jean Jaurès (1859-1914). Indagate: credo sia adatta a celebrare il Primo Maggio (anche se col ritardo di chi l'ha celebrato fuori casa e lontano da qualsiasi pc...).

"Le courage, c'est de chercher la vérité et de la dire, c'est de ne pas subir la loi du mensonge triomphant qui passe et de ne pas faire écho de notre âme, de notre bouche et de nos mains aux applaudissements imbéciles et aux huées fanatiques"
Pico.   Nessun commento

FESTA

25/04/2008 15:06 in Post Politico
La "festa" è una celebrazione gioiosa (dal termine latino originale). Le festività sono differenti a seconda dei paesi, ma tutte le comunità ne hanno.
Si trascorrono queste giornate interrompendo per chi può le attività lavorative, dedicandosi piuttosto a incontri e riunioni di maggiore valore emotivo e affettivo.
Si cerca di rinsaldare i comuni legami, ricordando i valori più generalmente condivisi, condividendo la piazza ma anche la tavola e altri piaceri.

Noi Italiani festeggiamo il 25 Aprile, ALLA FACCIA DI FASCISTI, NAZISTI E GUERRE.

Auguri a tutti!
Pico.   4 commenti

EXTRAPARLAMENTAREEEEE?

15/04/2008 05:21 in Post Politico
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PRIMA sbigottirò (DI CERTO)
POI metabolizzerò (NON SO FINO A CHE PUNTO)
INFINE razionalizzerò (PIA ILLUSIONE)

Pico.   12 commenti

UN RI-TAGLIO PER FARLA BREVE, CON UN BUON PROPOSITO IN OMAGGIO

12/04/2008 00:11 in Intimismi
Sarebbe un rimpianto
ma sembra ancora un'attesa
quando ci penso
o rivedo le foto

Non devo pensarci
ma certo, lo so:
richiudo il cassetto
e la porta all'armadio

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(MA LA PROSSIMA VOLTA LO SVUOTO)

Pico.   Un commento

COSA SUCCEDE IN UN GIORNO SENZA CONNESSIONE

07/04/2008 21:39 in Post Politico
...eh eh eh! Ieri avevo una gran voglia di scrivere e iobloggo ha avuto problemi sul server: almeno dalle mie parti non c'è stato modo per tutto il giorno di connettersi. Però avevo deciso di "raccogliere un pò le idee" e avevo scritto comunque per mio gusto. Stasera ho provato...et voilà!

“CAPPELLONE” INTRODUTTIVO

Leggendo altri blog mi piace informarmi non sul contenuto delle notizie, ma sulle opinioni e in generale sul modo di interpretare le notizie. Le notizie in sé le cerco altrove, sia nella rete che nei giornali o libri. Anche in TV.

Recentemente ho fatto affermazioni, sia nel mio blog che in commenti su quelli altrui, su cui mi preme tornare, per chiarire meglio cosa intendo dire e soprattutto cosa penso. Mi scuso per il tono un po’cattedratico, ma state tranquilli: su questo aspetto è facile “smontarmi” e accetterei senza problemi commenti fatti in tono serio come quelli con un’ironia di fondo, se non scadono nell’inopportuno.

No alle pernacchie, ma sì a sorrisi: anche se l’argomento è molto serio, non dimentichiamo che stiamo discutendo tra noi, in un contesto che ci garantisce una certa sicurezza personale, a parte il fatto che Google e altri sistemi si sono resi disponibili a fornire a terzi dati relativi anche all’orientamento politico di chi passa attraverso di loro. Comunque, possiamo approfittarne per non assumere toni troppo tesi, riservandoli a contesti in cui sono invece appropriati.

LE RADICI DELLA PREZIOSA OPINIONE DI PICO

La mia opinione ha come riferimenti il rispetto della libertà individuale sempre, nel pensiero e nell’espressione, e poi la libertà collettiva in cui i limiti alla sua espressione sono costituiti da quella di ogni altro individuo.

La libertà delle persone implica che siano in grado di intendere e volere: salute e benessere sono indispensabili per goderne, e se rispettiamo il valore della libertà ove sia per noi possibile aiutare ad ottenere questo dobbiamo intervenire.

Il potere, quando viene gestito come un ruolo riconosciuto e di riferimento per una collettività, va bene e non ritengo ci sia una alternativa accettabile alle elezioni democratiche per ottenerlo, pur con tutte le bassezze dei voti di scambio o dei brogli o dei voti comprati.

La storia delle identità collettive è narrata riconoscendo unioni che sono chiamate tribù, nazioni, regni etc: pochi riescono a pensare all’ “umano” in generale e il termine “popolo“, che secondo me è il più vicino ala “generalità“ umana, anche se riconosciuto a volte come una entità, non sempre riesce ad avere un corrispettivo territoriale o politico.

La storia recente non ha risolto le difficoltà di Armeni, Curdi, Mongoli, Palestinesi ed Ebrei, svariati popoli ed etnie in Africa, in America del Nord (parlo dei cosiddetti “Indiani”) e nella restante America (spaventosa la strage in Amazzonia), in Estremo Oriente. Eppure ci sono anche nazioni che ritengono di avere da tempo “sistemato” tutto per bene al proprio interno: fesserie.
Se vogliamo crederci, allora in Italia saremmo a posto con i Sud-Tirolesi, con i diritti delle comunità Albanesi e Greche. In effetti, sono stanziati da svariati secoli, eppure senza una difesa si sono perse diverse tracce di una cultura Greca/Grika in Puglia ancora viva ma in gran parte basata su tradizione orale. Parlando per gli Albanesi: e se si “risvegliassero“ e attraverso comuni interessi culturali si unissero a quelli delle più recenti migrazioni? Tranquilli: quelli da noi stanziati si limitano a necessità linguistiche. E poi: saremmo già “a posto” in Spagna con i Baschi, in Francia con i Corsi? O da noi con i Sardi?

Mi fermo perché, oltre ad avere annoiato, credo così di avere dimostrato che l’umanità ha tantissimi volti: solo apparentemente ci sono differenze, ma certamente esiste l’ individualità e va rispettata. La tendenza in atto a livello mondiale è quella di tornare a mescolarsi sempre di più, fino- io me lo auguro- ad essere costretti a superare le differenze politiche e ignorare quelle territoriali.

LA VIA DI PICO

Come può avvenire il mitico ricongiungimento dell’umanità, di gusto direi alchemico? Forse attraverso l’economia di mercato? Il Paese più grande del mondo, la Cina, non è adeguata alle regole del mercato, ma se lo fosse sarebbe già proprietaria degli Stati Uniti (e virtualmente lo è). Forse attraverso la guerra? In questo caso per ora apparentemente si avrebbe un predominio occidentale, non è ben chiaro se guidato da Stati Uniti o Russia riarmata (probabile che resterebbe solo un regno di macerie). Attraverso le religione? Pare che la preponderanza sia contesa tra cristianesimo nelle sue varie declinazioni (qui casca l’asino) e islam, anch’esso con divisioni interne, ma in buona parte meno traumatiche nelle origini rispetto a quelle cristiane. Attraverso la cultura?…o la solidarietà? …o la comunicazione? …o l’amore?

In questo mio delirio riconosco di non avere trovato le risposte per illuminare chi leggerà queste righe fin a qui.
Lo strumento che ho usato ora è però adatto a diffondere potenzialmente tra tutti quelli connessi sulla rete e che possono leggere in italiano i miei spunti di riflessione e proseguire il dibattito, o in qualche caso a farlo nascere.

Non credo certo sia il punto finale, ma un plausibile contributo sì: è noto come opinione personale. Ora vado a cercare quella di altri..ciao a chi passa.
Pico.   2 commenti

Nuova FIERA a Rho (MI)

04/04/2008 21:56 in varie, Post Politico
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Mi è già capitato di visitare fiere a Rho. A volte da solo in mezzo alla folla, a volte insieme a colleghi, col rischio di perdersi nel giro di un quarto d'ora o di ritrovarsi ogni quarto d'ora. Mi piace la fine giornata, quando si disperdono gli ultimi visitatori: la foto ovviamente l'ho scattata in quel momento. Secondo me fa molto Hopper (il pittore americano, non il regista-attore, ovvio).

Ora Milano, con queste strutture e altre realizzabili, si è proposta per l'Expo Mondiale del 2015 e ne ha ottenuto l'assegnazione. Il programma sarà improntato sulla salute e l'alimentazione, e molto spazio sarà riservato ai paesi emergenti. Le risorse economiche in gioco sono rilevanti, e dovranno servire per allestire nuovi spazi, che mi auguro saranno pensati per adeguarne poi facilmente le strutture a funzioni permanenti o per essere velocemente smontabili e riciclabili come materiali.
Sono convinto comunque che questa debba essere un'ottima occasione non solo per arricchire ulteriormente...che so...qualche Caltagirone o simili...ma per affiancarsi ad altri paesi attraverso scambi, anche culturali e turistici, che sono necessari a tutti.Il tema poi è stimolante: pur non detto direttamente, si parlerà dello stato di equilibrio tra l'umanità che si trasforma e il suo habitat.

Quest'anno si ripete un' altra e più antica occasione di riunione mondiale. Le Olimpiadi, che per loro storia dovrebbero avere da sempre questa funzione, tanto da fare sospendere anche guerre nell'antica Grecia, affrontano una edizione difficile: è impossibile non pensare anche allo stato del Tibet parlando della Cina. E il fatto che sia ora un paese in fortissima crescita implica un inevitabile confronto con i nostri principi di democrazia e il concetto di diritti umani. Bene: non è isolando qualcuno che si può pretendere di dialogarci, e quindi ben vengano le Olimpiadi in Cina.

Tornando all'Expo, dopo l'assegnazione- in un periodo elettorale, e nonostante la correttezza della Moratti in tale occasione- non è mancata l'infamia della battutina del solito Silvio. Oltre ad essere incapace di considerarsi parte delle istituzioni (essendo un candidato ed ex primo ministro), è incapace di contenere nei limiti del buon gusto i suoi comunicati: ha indicato questa come una vittoria delle sue relazioni: ma quali? quelle guadagnate facendo scherzi e battutine inopportune?. E' invece più credibile che sia trattato di una azione politica congiunta per quelli che in effetti sono, anche se in varia e diversa misura, interessi comuni.

Una delle cose che mi auguro è che non ci siano personaggi come quello lì a rappresentarci a livello mondiale nel 2015, e nemmeno ora o domani, d'altra parte.
Pico.   4 commenti

IL MODERNO NELL'ANTICO-1 (post-turistico)

29/03/2008 00:36 in varie, Arti visive
Se posso, faccio una passeggiata per rilassarmi. Propongo i miei pensieri casuali mentre vago per un paio d'ore in città...

Un centro storico come quello di Firenze è una vera sfida per un progettista, ma soprattutto basta una lieve mancanza di gusto per rendersi ridicoli nell'accostamento a tanti esempi notissimi.
C'è chi ha coraggio e riesce più che dignitosamente nell'intento...qualcuno deve fare anche questo sporco lavoro...

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In via del Proconsolo, davanti al Bargello, è stato attuato un intervento moderno che a mio avviso è riuscito ad integrarsi nel contesto con proporzioni, materiali, colori senza eccessivi compromessi o imitazioni del contesto. E' una vera dimostrazione di buon gusto, condotto nello stesso modo in cui credo ci si trovi "a posto" o inopportuni come persone nei vari ambienti. Sta veramente tutto nello stile e nella sensibilità dei progettisti.
Si tratta di un esempio di proporzioni ridotte, l'edificio non è molto grande ed è direttamente a contatto con preesistenze secolari.
Proprio per la sua mancanza di ostentazioni, se ne accetta facilmente la presenza...ci si passa davanti senza farci caso, magari, ma è quello il pregio: vuol dire che sembra essere lì da sempre.
Il guaio è che ancora non vedo fervere nessuna attività dentro. E' un peccato, perchè secondo me non lo merita: conosco la soddisfazione di vedere animarsi con la presenza delle persone un edificio nuovo o ristrutturato e questo andrebbe vissuto.
Pico.   2 commenti

SCENARIO

21/03/2008 23:52 in Arti visive
Qualche annotazione sulla scenografia, pensata dopo avere assistito a “Caos calmo” (precedente post).

Sono da sempre convinto che gli aspetti più intimi della natura e dell’esperienza umana hanno lo stesso valore in qualsiasi contesto sociale.

Sono però anche convinto che lo sfondo medio- alto borghese attualmente comune a tanti film, libri e sceneggiati semplifichi un po’ troppo le sfumature drammatiche che si intuirebbero nella vita di personaggi rappresentati in contesti e ambienti caratterizzati da una vita meno economicamente agiata.
Certamente si tratta di scelte volute e funzionali alla narrazione.
Onestamente, un ambiente sciatto e disordinato complicherebbe la lettura di una scena: è meglio sia abbastanza decorativo e “asettico” per non caricare di ulteriori sottintesi esistenziali ed emozionali ogni episodio della storia.

Eppure, mi sembra che nella realtà attuale la maggioranza degli ambienti domestici italiani magari sono mantenuti puliti e decorosi, ma certo sono anche più modesti e irregolari nell’arredo.
Ho l’impressione che si stia in qualche modo oscurando o addirittura censurando il tema degli ambienti modesti, che sono la maggioranza nel mondo reale e secondo me dovrebbero essere rappresentati, insieme alle persone che li abitano.

Ma forse sono io che mi imbatto più di frequente in opere con queste caratteristiche.

Infine, mi ronza in testa un dubbio: una volta si faceva notare l’eccessiva e sfacciata presenza di pacchetti di sigarette e superalcolici con la marca ben in vista in una scena: che dire delle automobili? Possibile che scelgano tutti UNA nota marca di auto tedesche…e non L’ALTRA?
Pico.   Nessun commento

NUOVO SACHER ?

20/03/2008 21:27 in Arti visive
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Tempo fa sono passato da Roma, e ho fatto un salto a Trastevere. Miravo a Porta Portese, era di domenica. Alla fine mi sono ritrovato davanti questo...il cinema di Moretti? Non sarei mai stato a Roma solo per questo, però col cellulare potevo permettermi una foto "al volo". L'ho ritrovata adesso....oggi ho visto “Caos Calmo” ed è lo spunto di questo post.

Moretti lo scoprii alla fine del liceo con “Ecce Bombo”, il suo primo vero lungometraggio.
Esistevano anche mezzi più seri, ma io compresi come stava cambiando e come era fatta dentro una buona parte della sinistra italiana con quel film. E’ troppo? Va bene, correggo:magari avrò capito poco e nulla ma uscii- e lo dissi subito ai miei amici- sconvolto per la convinzione di avere pagato per vedermi allo specchio.

Moretti in quel caso era anche regista, qui partecipa alla sceneggiatura ed è protagonista, per quanto- come in Ecce Bombo- esista un tale contorno di altri personaggi e attori (tutti decisamente all‘altezza del compito) che non può essere ignorato.
Il “marchio” c’è, e anche stavolta- pure se all’interno di una vicenda ben diversa- mi ha lasciato quella strana impressione di avere avuto davanti uno specchio.

C’è il rapporto fraterno, in cui il minore è un po’ più fortunato e sbarazzino, ma è profondamente affezionato e all’occorrenza risulta un appoggio disponibile ma discreto, mostrando solo sentimenti solidi. Non che Gassmann somigli molto a Moretti, ma è un gran fratello.

Ci sono le vicende di una grossa ditta sull’orlo di quelle scelte che comportano poi lo sconvolgimento delle vite di tanti, spesso per prime quelle di chi sta ai vertici o giù di lì. E Silvio Orlando rappresenta benissimo il dramma interiore e lo squilibrio psicologico che deriva da quelle tensioni.

C’è la necessità di raggiungere un nuovo equilibrio quando per sempre mancherà una persona che era parte stretta di una catena di gesti, consuetudini e affetti, e quelli che restano, i cui problemi a volte sembrano essere ignorati. Come accade al personaggio di Valeria Golino, che alla morte della sorella sta vivendo un suo dramma e non riesce ad ottenere una vera attenzione da parte di nessuno.

C’è l’umanissima constatazione che non è mai scontata né immediata la successione nel tempo tra una improvvisa scomparsa e la resa al dolore. E Moretti sa lasciarsi andare al pianto, in modo affatto scontato.

C’è il salvataggio della vita materiale (all’inizio del film) e quello della vita emotiva (la scena “del sesso“, più sostanziosa, usata subito per spingere la promozione del film, che ha certo anche altri meriti). Finalmente le chiappe di Isabella Ferrari illuminano il creato!

C’è infine l’innocente lucidità dei figli bambini, quando capiscono prima dei genitori il senso profondo delle cose e sanno dirlo aiutando a procedere verso la scelta giusta. Non ricordo il nome della bambina che ha recitato con Moretti, ma anche lei è credibile nel momento del suo discorso al padre.

Insomma, è un film che ho visto volentieri: mi è piaciuto.
Pico.   Nessun commento